Ancora tempo per il censimento del cemento

È stata prorogata fino al 31 dicembre la scadenza della prima parte della campagna promossa dal forum Salviamo il Paesaggio e nata dall’esigenza di avere dati certi sull’attuale stato di cementificazione dell’Italia.

A nove mesi dall’avvio del censimento ancora molti Comuni non hanno risposto alle richieste, ma c’è ancora tempo per sollecitare le amministrazioni a fare il punto sull’effettivo consumo di suolo del proprio territorio.

Chiunque fosse interessato può contattare il comitato locale e collaborare nella diffusione dell’iniziativa.

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Dossier sul consumo di territorio

L'urbanizzazione in ItaliaMercoledì 1 febbraio è stato presentato il rapporto curato da FAI e WWF sul consumo di territorio.

Dal dossier emerge uno scenario preoccupante, con delle prospettive di cementificazione nell’ordine dei 75 ettari al giorno per i prossimi 20 anni. A partire dai dati inquietanti che vengono messi in luce nella ricerca, come l’inspegabile aumento di edificazione persino nei Comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione (oltre 800 mq per ogni abitante perso), FAI e WWF propongono anche una road map ‘Anti-cemento’: limiti alla edificazione nei piani paesaggistici e moratoria delle nuove costruzioni, lotta all’abusivismo, l’uso della leva fiscale, fasce di rispetto per tutelare le coste e i fiumi.

Il rapporto può essere scaricato direttamente dal sito del WWF.

Vai all’articolo.

Scarica il dossier.

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Una proposta di giornalismo partecipato

Banner di Salviamo il paesaggioAltraeconomia lancia una proposta intrigante sul tema del consumo di suolo: un’inchiesta partecipata che racconti come gli enti locali possono salvare il territorio.

L’idea è quella di realizzare un servizio giornalistico multimediale raccogliendo “interviste, documenti, foto, testi che raccontino in tutto il Paese le storie di amministratori locali che fermano il consumo di suolo, e si immaginano un’alternativa per il loro territorio, insieme ai concittadini“.

Chiunque voglia dare un contributo può partecipare grazie alla collaborazione di Timu, una piattaforma di informazione partecipata che ha messo a disposizione gli strumenti informatici necessari: Altraeconomia – Salviamo il paesaggio.

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“L’altro pianeta” parla del consumo di suolo

Consumiamo il suoloSabato 24 dicembre, alle ore 15.00 “L’altro pianeta” ospiterà Nicola Dall’Olio in veste di regista de “Il suolo minacciato”.

La trasmissione di Radio24 che parla di sostenibilità ambientale, condotta da Laura Bettini, prenderà spunto da casi di cronaca recente per approfondire la delicata questione del consumo di suolo.

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Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori

Salviamo il PaesaggioDomenica 27 novembre si è svolta a Roma la prima riunione di coordinamento del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio.

Scarica il verbale della riunione!

Il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori è un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia (sul modello del Forum per l’acqua pubblica), che, Continua a leggere

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Autostrada Ti-BRE – Una grande opera inutile e dannosa

Nel settembre 2011 la Società Autocamionale della Cisa ha indetto l’appalto per la progettazione esecutiva e la realizzazione del primo stralcio del raccordo autostradale Autocisa-Autobrennero, una delle “grandi opere” inserite nella Legge Obiettivo. Questo primo stralcio riguarda una tratta di circa 10 Km tra Ponte Taro e San Quirico per un costo complessivo di 513 milioni di Euro. L’importo risulta finanziato da Autocisa, ma in realtà è pagato interamente dagli utenti dell’autostrada. In cambio della realizzazione di questo primo stralcio, la società Autocisa ha infatti ottenuto il rinnovo, senza gara, della concessione autostradale fino al 2031 e la possibilità di incrementare le tariffe nel periodo 2011-2018 del 7,5 % all’anno, per un rincaro complessivo del 78% (Delibera CIPE 22-01-2010). La rimanente parte dell’opera, la tratta San Quirico – Nogarole Rocca comprensiva di un nuovo ponte sul fiume Po, risulta a carico dello Stato per un costo superiore ai 2 miliardi di euro, 40.000 miliardi di vecchie lire, per i quali non vi è copertura finanziaria. Con l’attuale situazione di crisi della finanza pubblica si fatica ad immaginare dove e quando queste risorse potranno mai essere reperite. Questo primo stralcio del raccordo autostradale, presentato da tutti gli schieramenti politici come una grande opportunità di sviluppo, rimarrà di fatto un moncone sospeso nella bassa parmense. Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di una grande opera inutile, finanziata dai cittadini-utenti, che arrecherà un irreversibile danno al territorio senza apportare alcun reale beneficio che non siano le imprescindibili tangenziali di Viarolo e Ronco Campo Canneto.

Per cercare di capire quali sono le logiche e i processi che portano in Italia a promuovere costose grandi opere pubbliche senza tenere conto della loro reale utilità e di attente valutazioni costi e benefici e per verificare se vi sia ancora spazio per impedire questo spreco economico ed ambientale, il WWF Parma, con il supporto del WWF Emilia Romagna e in collaborazione con il Comitato per la tutela del territorio di Trecasali, organizza giovedì 10 novembre alle ore 17,30 presso la Corale Verdi, un incontro pubblico con l’Ing. Ivan Cicconi, uno dei maggiori esperti nazionali di infrastrutture e lavori pubblici, direttore dell’Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e autore di numerosi saggi, tra cui il recente “Il libro nero dell’alta velocità” che sarà presentato nell’occasione. La serata sarà introdotta da Cinzia Morsiani, presidente del WWF Emilia Romagna, che farà alcune valutazioni sul Piano Regionale delle Infrastrutture e dei Trasporti (PRIT) e da Flavia Corradi, del Comitato per la tutela del territorio di Trecasali, che illustrerà il progetto del raccordo autostradale e gli impatti che avrà sul territorio parmense.

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Le cattive abitudini dell’urbanistica

Parma, località Ugozzolo: accordi di programma

Riportiamo un nuovo articolo di Paolo Scarpa sulle vicende urbanistiche parmigiane, pubblicato nell’edizione del 15 luglio del settimanale Il nuovo di Parma.

 

Era il 1975, quando il cosiddetto scandalo edilizio di Parma mise in luce l’esistenza di una commistione illecita tra interessi pubblici e privati, attorno alla questione urbanistica dell’area direzionale di via Montebello, uno scandalo che coinvolse tutta l’amministrazione, di sinistra, che governava la città e buona parte del mondo imprenditoriale dell’edilizia. La reazione che ne seguì portò una ventata di aria pulita, che sembrava avere cambiato il volto opaco della città, restituendole dignità. A trentacinque anni da quel 1975, il terremoto giudiziario di queste settimane ci dice che le cattive abitudini non erano state affatto sradicate, ma erano rimaste latenti, rimosse dalla coscienza collettiva di questa città. Errare è umano, perseverare rivela invece patologie profonde in un tessuto sociale e politico.

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Il vero “Sacco di Parma”

Parma - Area industriale SPIP

Negli ultimi giorni il Comune di Parma è venuto alla ribalta della cronaca giudiziaria per vicende di corruzione e tangenti negli appalti del verde urbano che vedono coinvolti alti dirigenti dell’Ente e di Iren, oltre che imprenditori del settore. Sono vicende certamente gravi sul piano penale ed etico che denotano un sistema di radicata corrutela e di disprezzo delle regole fondamentali dell’amministrazione della cosa pubblica. Ma sono anche tutto sommato vicende modeste sia nell’entità degli importi distratti alle casse pubbliche che nel disegno delle operazioni illecite. Si parla di fioriere, toelettatura di cani, giardini pensili: roba da tragattini.

Ben altra portata e regia hanno invece avuto operazioni urbanistiche a dir poco disinvolte che hanno arrichito pochi personaggi avvertiti producendo  debiti per decine di milioni di euro e costi territoriali che continueranno a pesare in futuro sulla collettività e le casse comunali.  E’ con queste operazioni, che sollevano questioni di responsabilità politica prima ancora che penale, che si attua il vero  “sacco di Parma”, quello che ha devastato il territorio e portato il Comune sull’orlo del fallimento. Un caso emblematico e purtroppo poco noto è quello della SPIP: ne dà un mirabile affresco Paolo Scarpa nell’editoriale pubblicato oggi sul settimanale Il nuovo di Parma che qui riportiamo.

Affari per pochi danni per tutti

di Paolo Scarpa Continua a leggere

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La posizione del WWF sul nuovo PSC di Parma

San Prospero - Il nuovo corso dell'urbanistica parmigiana

Il 14 giugno il Comune di Parma, rappresentato dall’assessore all’urbanistica Manfredi e dall’assessore all’ambiente  Sassi, ha organizzato un incontro con le associazioni ambientaliste della città per presentare il nuovo PSC “a consumo suolo zero”. Doveva essere un incontro di informazione, di ascolto, di critica costruttiva e di confronto. Purtroppo così non è stato. Benché non fosse prevista la partecipazione dei media e della stampa, l’assessore Manfredi si è infatti presentato accompagnato da una giornalista della Gazzetta di Parma. La palese scorrettezza ha fortemente condizionato il dibattito. Legambiente ha rifiutato di intervenire. In compenso sono intervenute non meglio identificate  associazioni ambientaliste, come Fareambiente, che hanno ovviamente celebrato il nuovo corso dell’urbanistica comunale prendendo per buono tutto quello che veniva ammannito dagli Assessori. Il WWF ha cercato di dire la sua e di sottolineare alcune evidenti contraddizioni tra le dichiarazioni roboanti di cambio di paradigma culturale e la sistematica cementificazione perseguita dal Comune negli ultimi anni. Ma ormai il clima si era guastato. L’incontro, che si pensava dovesse servire per un reale confronto nel merito, si era ormai rivelato per quello che era: l’ennesima occasione da sfruttare per celebrare sul quotidiano più letto dai parmigiani le scelte lungimiranti del Comune e il consenso generalizzato che queste suscitano. Puntuale è arrivato l’articolo agiografico che ometteva i rilievi sollevati dal WWF. Il WWF ha quindi scritto una lettera alla Gazzetta di Parma che è stata pubblicata nell’edizione di sabato e che di seguito riportiamo per onore di cronaca. Continua a leggere

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Vicofertile o Gomorra?

Il paesaggio è lo specchio di una società e dei suoi rapporti con il territorio. E’ espressione di una cultura, di una storia. Parla di noi, della nostra identità. Guardando un paesaggio possiamo capire molto cose della comunità che lo ha prodotto e di chi la governa. Della loro sensibilità. Dei loro valori. Girando nei dintorni di Parma, sempre più spesso il paesaggio che si incontra è quello del degrado, dello spreco, della bruttezza. E’ lo stesso paesaggio dei luoghi dominati dalla criminalità organizzata che della distruzione e dello sfruttamento del territorio hanno fatto una delle loro principali fonti di ricchezza a discapito di chi vi abita. Qui siamo a Vicofertile, ma potremmo essere in uno qualsiasi dei luoghi di Gomorra. Un vico fertile che non potrà più essere tale, deturpato, saccheggiato, reso irriconoscibile dagli appetiti incontrollati della speculazione e della rendita immobiliare. E dalle politiche urbanistiche che li hanno assecondati. Promosse da quegli stessi personaggi che ora parlano di cambio di paradigma culturale. Senza nemmeno prendersi la responsabilità della devastazione culturale, prima ancora che territoriale, che hanno fino ad oggi prodotto. Senza nemmeno capire.

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