La finta conversione dell’urbanistica parmigiana

Caravaggio — La con­ver­sione di San Paolo

Come Paolo di Tarso sulla strada di Damasco, la Giunta comu­nale di Parma, con in testa il sin­daco e l’assessore all’urbanistica, pare essere stata colta da improv­visa quanto radi­cale con­ver­sione. Dopo avere deva­stato il ter­ri­to­rio a colpi di beto­niere e cemento con lo stesso zelo e con­vin­zione con cui San Paolo per­se­gui­tava i primi cri­stiani, la Giunta, forse fol­go­rata dalla crisi edi­li­zia e dalla mon­ta­gna di debiti che lei stessa ha con­tri­buito a creare, abban­dona il pro­prio credo di dere­go­la­men­ta­zione urba­ni­stica e di illi­mi­tata espan­sione urbana, per abbrac­ciare una fede nuova, dia­me­tral­mente oppo­sta, all’insegna del con­sumo di suolo zero, della soste­ni­bi­lità e della riqua­li­fi­ca­zione dell’esistente.

Lo fa pre­sen­tando a soli 4 anni di distanza dall’approvazione del PSC di Ubaldi, un nuovo PSC che, a detta del Sindaco, pun­terà ad una cre­scita qua­li­ta­tiva e non più solo quan­ti­ta­tiva della città: “Dall’espansione verso nuovi con­fini l’obiettivo sarà in asso­luto la riqua­li­fi­ca­zione di quanto è già costruito. E la nostra idea di par­tenza è di non pre­ve­dere più il con­sumo di nep­pure un metro di ter­reno agri­colo che non fosse già pre­vi­sto negli stru­menti urba­ni­stici in vigore.” [Gazzetta di Parma 24-05-2011] Continue rea­ding

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Il suolo minacciato sbarca a Bruxelles

Sull’onda dei suc­cessi otte­nuti in Italia, il film Il suolo minac­ciato arriva a Bruxelles alla Commissione Europea. Il film sarà pro­iet­tato mer­co­ledì 25 mag­gio al palazzo Charlemagne, nell’ambito dell’undicesima edi­zione di Green Week, la più grande con­fe­renza annuale sulle poli­ti­che ambien­tali comu­ni­ta­rie, pro­mossa dalla Commissione Europea. Il tema di quest’anno sarà “Efficienza delle risorse – Usarne meno, vivere meglio”. La Conferenza affron­terà il pro­blema del con­sumo e della scar­sità delle risorse natu­rali, appro­fon­dendo le sfide e le oppor­tu­nità che deri­vano da que­ste limitazioni.

Una ses­sione della Conferenza sarà dedi­cata alla risorsa suolo e avrà come titolo “Consumo di suolo, disper­sione urbana, allu­vioni: una cata­strofe evi­ta­bile?”. Alla fine della ses­sione, verrà pro­iet­tato il film “Il suolo minac­ciato” (per l’occasione sot­to­ti­to­lato in inglese) alla pre­senza dell’autore Nicola Dall’Olio.

Daniela Monteverdi” del WWF Parma, com­menta: “Il caso della per­dita di suoli agri­coli nella nostra pia­nura è tal­mente pre­oc­cu­pante da meri­tare l’attenzione dell’Europa. È una con­ferma che si aggiunge ai molti con­sensi rac­colti da que­sto film. Ma ora è urgente che que­sta con­di­vi­sione si rifletta in azioni con­crete per arre­stare il con­sumo di suolo.”

Francesco Dradi, pre­si­dente di Legambiente, ricorda i dati recen­te­mente dif­fusi dall’associazione, sulla base di rile­va­zioni della Regione: “Insieme a Piacenza, Parma è la pro­vin­cia con il mag­giore con­sumo di suolo pro-capite: 45 mq per abi­tante dal 2003 al 2008. Altri Paesi euro­pei hanno già affron­tato in modo deciso ed effi­cace il pro­blema, spe­riamo che anche le nostre ammi­ni­stra­zioni si accor­gano di essere in Europa.“

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Un paese in via di sottosviluppo

La con­ces­sione ai pri­vati per 90 anni (poi ridotti a 20 per i rilievi del Quirinale) dei lito­rali su cui insi­stono chio­schi e sta­bi­li­menti bal­neari pre­vi­sta dal recente Decreto “Sviluppo” del Ministro dell’Economia è solo l’ultimo e più ecla­tante atto di una poli­tica siste­ma­tica di sven­dita del ter­ri­to­rio che ini­zia con i con­doni edi­lizi, passa per l’utilizzo degli oneri di urba­niz­za­zione come finan­zia­mento della spesa cor­rente dei Comuni per arri­vare alle car­to­la­riz­za­zioni e al fede­ra­li­smo dema­niale.
Questa poli­tica miope e senza pro­spet­tiva, fina­liz­zata a fare cassa con i gio­ielli di fami­glia e a favo­rire con tutti i mezzi la ren­dita immo­bi­liare e fon­dia­ria di grandi e pic­coli spe­cu­la­tori, oltre ad essere espres­sione di un blocco di potere e sociale che con­di­ziona da sem­pre l’Italia (il “blocco edi­li­zio” descritto in un arti­colo del 1970 di Valentino Parlato, oggi più attuale che mai) è anche il frutto di una incul­tura che con­ce­pi­sce il ter­ri­to­rio, e in gene­rale i beni comuni, non come patri­mo­nio da sal­va­guar­dare nell’interesse della col­let­ti­vità, ma come mere risorse da sfrut­tare che val­gono solo nel momento in cui pos­sono essere monetizzate.

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Ti-Bre: la beffa delle compensazioni ambientali

Ti-Bre: cam­pa­gna minacciata

Nei paesi avan­zati dell’Europa, dove è ormai acqui­sito che la con­ser­va­zione e il miglio­ra­mento del capi­tale natu­rale sono una com­po­nente fon­da­men­tale dello svi­luppo eco­no­mico e sociale, quando si costrui­sce un’infrastruttura via­ria o si rea­lizza un’espansione urbana si inter­viene con­te­stual­mente per com­pen­sare il danno ambien­tale che que­ste tra­sfor­ma­zioni ine­vi­ta­bil­mente gene­rano. In paesi come la Germania o l’Olanda, una per­cen­tuale del costo di rea­liz­za­zione dell’opera viene desti­nata ad inter­venti com­pen­sa­tivi di carat­tere eco­lo­gico mirati a man­te­nere inva­riato, per quanto pos­si­bile, il bilan­cio ambien­tale. Tali inter­venti riguar­dano tipi­ca­mente la rico­sti­tu­zione di prati e di boschi, la rige­ne­ra­zione di habi­tat degra­dati, lo svi­luppo e la con­nes­sione della rete eco­lo­gica, la for­ma­zione di siepi e di fasce tam­pone albe­rate, la rea­liz­za­zione di green way per la mobi­lità pedo­nale e cicla­bile. Continue rea­ding

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Ti-BRE Un’inutile grande opera

Il 21 aprile l’ANAS ha appro­vato il pro­getto defi­ni­tivo del primo lotto  del rac­cordo auto­stra­dale tra Autocisa ed Autobrennero, cono­sciuto come Ti-BRE. Questo primo lotto riguarda la rea­liz­za­zione di circa 10 km di auto­strada che col­le­ghe­ranno Ponte Taro a San Quirico, per un costo di circa 500 milioni di euro che saranno soste­nuti da Autocisa quale con­cam­bio della pro­roga della con­ces­sione auto­stra­dale fino al 2044. A livello locale si spre­cano i com­menti bi-partisan di cele­bra­zione di que­sta indi­spen­sa­bile opera che por­terà lavoro, cre­scita e svi­luppo e che ci per­met­terà di acce­dere a “una geo­co­mu­nità allar­gata” (?). In realtà si tratta dell’ultima e forse defi­ni­tiva deva­sta­zione ter­ri­to­riale fatta in nome di uno svi­lup­pi­smo miope, pro­vin­ciale e senza pro­spet­tive. Continue rea­ding

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Salvare la campagna per salvare la città

Le tra­sfor­ma­zioni del ter­ri­to­rio, del pae­sag­gio agra­rio, sono state sto­ri­ca­mente sem­pre gui­date da tra­sfor­ma­zioni dei pro­cessi pro­dut­tivi dell’agricoltura. La penul­tima grande tra­sfor­ma­zione, quella che ha por­tato alla per­dita delle pian­tate, dei campi con i filari albe­rati che incan­ta­vano i visi­ta­tori del nord-europa, è stata pro­dotta dalla mec­ca­niz­za­zione agri­cola, quindi da un pro­cesso interno all’agricoltura. L’ultima tra­sfor­ma­zione, quella che stiamo vedendo adesso, non viene più dall’interno del pro­cesso pro­dut­tivo agri­colo, ma dall’esterno, è la città che deborda dai suoi con­fini, che scop­pia, si spar­pa­glia e così facendo tra­sforma, o per meglio dire, sfi­gura la cam­pa­gna, è la rurur­ba­niz­za­zione, l’invasione dell’urbano nello spa­zio rurale, rima­sti fino  ancora agli anni ’70–80 (quando già si era chiusa la grande tra­sfor­ma­zione dovuta alla mec­ca­niz­za­zione) ambiti distinti con leggi e motori di cam­bia­mento pro­pri. Ora l’urbano ha sover­chiato il rurale, lo ha som­merso e disar­ti­co­lato. E in que­sta esplo­sione non solo scom­pare la cam­pa­gna, ma rischia di scom­pa­rire e morire la città, spal­mata in un’indistinta peri­fe­ria dove gli unici cen­tri di rela­zione e di aggre­ga­zione sociale diven­gono i cen­tri com­mer­ciali. Il rischio è l’atopia, la per­dita del senso del luogo, la defi­ni­tiva per­dita della pro­pria iden­tità. Occorre fer­mare que­sto pro­cesso. Invertirlo prima che sia troppo tardi. Bisogna sal­vare la cam­pa­gna, per potere sal­vare la città.

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L’alluvione dei centri commerciali 1

Riportiamo l’editoriale a firma di Riccardo Campanini pub­bli­cato sull’ultima  new­slet­ter dell’associazione Il Borgo. Si parla di cen­tri com­mer­ciali che nascono e di cen­tro sto­rico che muore. Approfondiremo in pros­simi post il tema dell’espansione delle super­fici com­mer­ciali nel Comune di Parma. L’Eurosia, appena nato e già grande, anzi il più grande, è infatti solo l’anticipazione dell’alluvione di cen­tri com­mer­ciali in pre­vi­sione che rischiano di stra­vol­gere per sem­pre la città.

Centro (com­mer­ciale) che nasce, Centro (sto­rico) che muore?

(di Riccardo Campanini)

Poche ore dopo l’inaugurazione del nuovo Ipermercato “Eurosia”, il più grande (per ora) di Parma, era già arri­vata una pro­te­sta al nostro “Ufficio Reclami”.
Il tema, effet­ti­va­mente, fa discu­tere. Continue rea­ding

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Le conseguenze del cemento

Dopo aver pub­bli­cato L’acqua è una merce, una pun­tuale e chiara rico­stru­zione del pro­cesso di pri­va­tiz­za­zione dell’acqua in Italia, Luca Martinelli, gior­na­li­sta e redat­tore del men­sile Altraeconomia, torna in libre­ria con  Le con­se­guenze del cemento, un libro inchie­sta sui diversi attori che lungo tutta la peni­sola da vent’anni fanno affari col cemento a spese del ter­ri­to­rio e della col­let­ti­vità.  Le con­se­guenze del cemento è anche un blog in cui potete tro­vare gli ultimi arti­coli di Luca Martinelli sui retro­scena delle mille spe­cu­la­zioni edi­li­zie che stanno som­mer­gendo di cemento l’Italia.

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Cement’azioni 2 — L’importanza della partecipazione

Pubblichiamo un secondo testo tratto dalla conferenza-dibattito Cement’azioni tenu­tasi a Traversetolo lo scorso 2 marzo. Questa volta si parla di par­te­ci­pa­zione, dell’importanza di essere cit­ta­di­nanza respon­sa­bile e attiva e dei rischi che si cor­rono quando si perde il senso di appar­te­nenza con il pro­prio ter­ri­to­rio disin­te­res­san­dosi delle sue tra­sfor­ma­zioni.   Il testo è stato scritto e letto nel corso della serata da Filippo Binini.

Che la gente non va più ai con­si­gli comu­nali mi pare oggi un fatto asso­dato. Qualcuno mi ha rac­con­tato di sale stra­colme, in tempi pas­sati. Di discus­sioni inter­mi­na­bili. Non so se è vero. Continue rea­ding

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Rapporto Ambiente Italia su consumo di suolo

E’ stato di recente pub­bli­cato il rap­porto annuale di Legambiente,  ela­bo­rato dall’istituto di ricer­che Ambiente Italia, che fa il punto sullo stato di salute del bel­paese. Nell’edizione 2011 l’approfondimento tema­tico è dedi­cato al con­sumo di suolo, assunto come indi­ca­tore prin­ci­pale dei pro­blemi non solo ambien­tali che gra­vano sulla peni­sola.  Il con­sumo di suolo non è un feno­meno solo ita­liano, ma alcuni carat­teri dei pro­cessi di urba­niz­za­zione ren­dono la situa­zione nel nostro paese più com­plessa e rile­vante che altrove. Nelle peri­fe­rie delle prin­ci­pali aree urbane ita­liane sono infatti cre­sciuti in modo sre­go­lato migliaia di abi­ta­zioni e sob­bor­ghi scon­fi­nati gene­rando disper­sione e degrado ma, para­dos­sal­mente, lasciando irri­solti i pro­blemi di accesso alla casa per chi ne avrebbe biso­gno. Mentre nelle aree di mag­gior pre­gio, e in par­ti­co­lare costiere, una cre­scita incon­trol­lata di seconde case è andata cemen­ti­fi­cando gli ultimi lembi ancora liberi o a inte­res­sare, con il bene­stare di piani rego­la­tori o abu­si­va­mente, zone a rischio idro­geo­lo­gico. Scelte dis­sen­nate i cui effetti riguar­dano da vicino la crisi, non solo eco­no­mica, che sta attra­ver­sando il nostro paese. Studiare e leg­gere que­sti feno­meni diventa indi­spen­sa­bile per ragio­nare su come avviare una nuova sta­gione di riqua­li­fi­ca­zione urbana ed edi­li­zia, che oggi deve ine­vi­ta­bil­mente pun­tare sull’innovazione ener­ge­tica e sulla valo­riz­za­zione delle qua­lità dei diversi pae­saggi italiani.

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